mercoledì 24 agosto 2011

Letteratura utile: "Donne che corrono coi lupi"

Estrapolo un piccolo frammento da un libro illuminante, che consiglio vivamente a tutte le donne: si intotola "Donne che corrono coi lupi" di Clarissa Pinkola Estés. Ve lo consiglio!

"... Andate avanti, datevi da fare. Prendete la penna e mettetevi a scrivere, e smettetela di piagnucolare. Prendete il pennello, e mettetevi a dipingere. Ballerine, infilate un'ampia camicia, legatevi i nastri nei capelli, attorno al petto o alle caviglie, e dite al corpo di fare qualcosa: danzate. Attrici, scrittrici, poetesse, musiciste: smettetela di chiacchierare. Non pronunciate nemmeno una parola, a meno che non siate cantanti. Chiudetevi in una stanza o in una radura sotto il cielo. E dedicatevi alla vostra arte. In linea di massima, ciò che si muove non congela. Muovetevi dunque, non smettete di muovervi".


martedì 23 agosto 2011

Ansia da prestazione: cos'è e come si manifesta

Un nuovo intervento della docente che chiameremo Dott.ssa G. (preferisce restare anonima). Buona lettura, e aspetto anche articoli e lezioni da altre docenti che potete inviare all'indirizzo cbertini@yahoo.it. Intanto, buona lettura a tutte!

*   *   *

Fino a stasera pensavo che la fantomatica “ansia da prestazione” tipica degli uomini fosse solo una cosa puramente teorica, una cosa che leggi sui manuali o che senti alla tv e che pensi/speri “cazzo dai non mi succederà mai”. 
Già. 
Fino a stasera credevo pure che i casi registrati fossero di 1/100000000000, vista la fama di stalloni quali si definiscono gli uomini. 
Già. 
Stasera ho scoperto che l’”ansia da prestazione” è una cosa comune, molto comune. 
Già. Cazzo. 
Stasera per la prima volta mi sono impuntata su questa cosa e ci ho pensato: “Ma quali saranno le cause di quest’ansia che colpisce questi uomini??”
Ok, la risposta scientifica non l’ho trovata, anche perché non sono medico (anche se spero di diventarlo), ma forse un motivo psicologico a esso connesso l’ho trovato, sì: INESPERIENZA.

L’ansia da prestazione si verifica nell’intimità, ma intimità intimità, e spesso è giustificata nell'immediato dall’uomo con “non mi sentivo all’altezza delle tue aspettative” o “avevo paura di deluderti” o “avevo così voglia che mi è presa l’ansia” (??) e ne avrei molti altri in cui ovviamente la colpa di tutto sono le donne. D’altra parte siamo noi che puntiamo un coltello alla gola dell’uomo, noi così bestiali che pretendiamo il meglio dai nostri stalloni di fiducia.
In realtà il complesso che colpisce molti uomini (se non tutti) è secondo me la visione di se stessi che deve essere quella di un “superuomo” in campo sessuale ovviamente (e non quella di Nietzchana purtroppo). Gli uomini hanno una sproposita considerazione di se stessi e soprattutto del coso che si agita in mezzo alle gambe. Devono essere i migliori in assoluto, le donne dovranno ricordarsi di loro, loro sono dei bulli e altre cazzate.
Io ci ho pensato su, e mi è venuto un esempio lampante: se io sono sempre andata in bicicletta e un giorno mi si propone una bella biciclettata in compagnia, io non sono preoccupata, non ho paura di cadere o fare figure di merda. Se però avessi appena imparato è ovvio che sarei agitata, perché non sarei molto sicura della mia stabilità e di essere in grado di stare in strada senza causare incidenti mortali. Ecco. Sarei un po’ inesperta. Esatto.
Ma allora, mi sono chiesta, perché se noi donne non siamo bravissime a fare una cosa cerchiamo di imparare anche a costo di fare delle figure di merda iniziali ma alla fine ottenere comunque un buon risultato e molti uomini invece si bloccano, o ancora peggio, si discolpano e danno la colpa a qualsiasi cosa abbiano attorno? Perché? (Lo chiedete a me? E chi lo sa... io ho solo posto una domanda).

Ecco, io penso che l’ansia da prestazione perciò non sia causata da malessere fisico/donna esigente/luce accesa/preservativo-stretto/preservativo-largo/vicina-di-casa-che-fa-casino/gatto-che-dorme-sulla-scrivania/criceto-che-corre-sulla ruota/il-passante-che-cammina-sulla-strada. 
Io penso, anzi sono certa che l’ansia da prestazione derivi proprio da inesperienza, che non sarebbe certo una colpa o una condanna se l’uomo avesse il coraggio di confessarla. 
È proprio questo che non capisco. Cos’è che gli impedisce di ammettere che l’ansia da prestazione non è dovuta da altro che un po’ di sana inesperienza che si può superare senza problemi? È forse l’orgoglio che li blocca? Io credo di sì. Io credo che l’orgoglio sia una delle peculiarità che caratterizza l’uomo medio dai 10 anni ai 90. Questo cazzutissimo di orgoglio che gli impedisce di ammettere che anche loro sono umani, che non si nasce esperti e che per questo non devono sentirsi condannati o presi in giro ma semplicemente capiti. Le donne non aspetterebbero altro che sentire queste parole, altro che “la tua bellezza folgorante mi ha messo ansia”.
Ovviamente poi davanti a quest’ansia da prestazione la reazione può essere diversa: o l’uomo si sveglia, ammette la sua inesperienza e reagisce in modo positivo, creando un’ancora più profonda complicità con la partner, oppure gli viene il “blocco infinito” e la sindrome d’inferiorità che sicuramente noi donne non saremo in grado di curare, in quanto in gioco non ci siamo noi, ma la dignità del suo pene.
Vi consiglio una bella canzone di Mina che sembra parlare per me, si chiama “Anche un uomo”, illuminante, davvero!

venerdì 19 agosto 2011

Perchè ci piacciono gli stronzi?

Succede sempre, è matematico: quando un uomo ci tratta male, lo vogliamo. Quando ci tratta bene, scappiamo. E’ un comportamento che almeno una volta nella vita immagino tutte voi abbiate provato. Ed anche gli uomini sono soggetti a questa triste regola. Triste, se ci si pensa, perché un circolo vizioso.: si passa la vita a rincorrere qualcuno che si vuole e a farsi rincorrere da qualcuno che non si vuole. Effetto trenino p epe p epe p epe, ma in realtà c’è poco da ridere e molto su cui riflettere. Perché ci comportiamo così?Cosa spinge molte di noi ad impuntarci su qualcosa che sappiamo già in partenza che scapperà? E allo stesso modo cosa ci porta ad allontanarci invece da quei rari esemplari maschili che ci trattano bene, che vorrebbero stendere il tappeto rosso quando passiamo? E voi, uomini, perché quando vi trattiamo bene ci rispondete ringhiando e quando invece vi trattiamo male tornate con la coda tra le gambe? Sembrano comportamenti assurdi, ma succede quasi sempre così e ditemi che a voi non è mai capitato!
Io passo la vita ad inseguire uomini stronzi. D’altronde ognuno ha il suo sport, no? Qualcuno fa basket, altri nuoto, altri tiro con l’arco. Ecco, invece il mio sport è inseguimento di uomini stronzi. E non è che non sia faticoso, anzi richiede un ingente dispendio di energie. Ad analizzarla bene, sembra proprio che un comportamento del genere sia profondamente masochista perché, insomma, se vuoi essere trattata male, vuol dire che ti sottovaluti.Che ci sia questo alla base della nostra ricerca degli uomini stronzi? Che sia una mancanza di autostima? O una volontà di dimostrare a noi stesse che siamo in grado di ammansire uno stronzo o, addirittura di cambiarlo? Brutta notizia, gli stronzi non cambiano. O meglio, non saremo certo noi a cambiarli. Se vorranno, cambieranno da soli, ma di solito non lo fanno, essenzialmente perché a loro va bene così, è una scusa in più che possono dare per giustificarsi e per accrescere il loro vittimismo. La loro frase ricorrente “sono stronzo, non è che lo faccio apposta, son proprio così!” Si, e io incendio le case e le macchine, ma non lo faccio apposta, sono così!. Insomma, la nostra corsa verso gli stronzi continua, ma gli stronzi non ci vogliono perché a loro volta rincorrono le donne stronze. E così continuiamo a correre, ad essere inseguite da uno che è inseguito a sua volta e così via. Mi chiedo solo cosa succederebbe se, anche solo un partecipante di questa estenuante staffetta, volesse fermarsi. Questo è l’amore nel ventunesimo secolo.

lunedì 15 agosto 2011

il maschio e il telefono: questi sconosciuti

In questo breve intervento faremo riferimento al rapporto conflittuale del maschio con un arnese a dire di molti diabolico: il telefono.
Il maschio, nella maggior parte dei casi, possiede telefoni di ultima generazione, i-phone, i-touch, gli ultimi modelli con cinquemila applicazioni. Il problema non sta però nell’estetica dei telefoni, ma nell’uso che ne fanno. Per essere più esaustive vediamo degli esempi concreti di come il maschio si rapporta col telefono ed in particolare con le chiamate di una donna.

Caso 1: Il maschio perduto alias il maschio fa perdere le sue tracce. Il suo cellulare risulta spento o irraggiungibile. Eclissato, scomparso nel cosmo. Voi lo chiamate (vero anche che noi donne a volte risultiamo ossessive nelle chiamate) e risponde la signorina che vi avvisa che “il numero selezionato non è raggiungibile”. Vi partono mille castelli, mille paranoie, magari vi preoccupate pure “oddio ha fatto un incidente” , “è stato rapito dagli alieni” ed altre ipotesi che solo una donna in ansia è in grado di pensare. Poi, dopo un paio d’ore il vostro caro maschio irraggiungibile vi chiama, bel bello, beato, tranquillo. “scusa tesoro, ero in garage e non prendeva” oppure “stavo dormendo” oppure “si era rotto” o anche “Sai me l’hanno rubato e poi me l’hanno restituito” e “ce l’aveva il cane l’ho rincorso fino ad ora per riprendermelo!” ecc. A voi capire se le giustificazioni che adduce il vostro uomo sono reali oppure evidentemente false.

Caso 2: L’uomo monosillabico. Il maschio di questo tipo risponderà sicuro alle vostre chiamate, perché di base è un uomo paziente (qualità da sottolineare). Probabilmente per uno-due minuti intratterrete una piacevole conversazione. Il momento dello scazzo dell’uomo(che sopraggiunge ad una velocità pazzesca) può essere facilmente riconoscibile allorchè iniziate a sentire dall’altra parte della cornetta dei grugniti/belati/latrati; tutto in forma monosillabica ovviamente.Il risultato sarà un vostro monologo, dal quale uscirete con la gola secca. Facciamo un esempio concreto:
D: Allora, insomma oggi mi è successo questo, quello, poi ho fatto, visto,son andata…ma mi stai ascoltando?
U: ah, ah
D: e quindi dicevo che bla bla bla bla, sei d’accordo?
U: mmm.
D: cosa significa questo verso, ma hai capito quello che ti ho detto?
U: uh, uh.
…e così via.

Caso 3: uomo logorroico. Molto raro. Chiama sempre lui e quando chiama vi tiene al telefono duecento ore, raccontandovi di tutto, e spesso con telecronaca di quello che sta facendo, di dove sta andando, di dove sta camminando, che ha pestato una cacca, che ha visto in vetrina l’ultimo modello di pc, e così via. Potrete pensare: “Bello!un uomo che non mi risponde a monosillabi e col quale posso chiacchierare amabilmente!” NO! Perché la seconda caratteristica dell’uomo logorroico è quella di chiamarvi nei momenti meno opportuni, sembra c’abbia il radar. State per mettervi a tavola, con una fame da lupi, e chiama. State facendo un temibile parcheggio ad S in un minuscolo spazio vitale e lui chiama. Siete appena entrate in bagno con seimila litri di pipì da fare. E lui, inesorabile, chiama.

E’ ovvio che sono stati testimoniati anche casi di “normalità telefonica” nel maschio, che però non tratteremo in queste pagine, perché, è ovvio, non sarebbe affatto divertente.

sabato 13 agosto 2011

lo SPLEEN del maschio

Nell’attesa di proseguire con il nostro excursus sulle tecniche di approccio maschili ci soffermiamo a trattare un aspetto della psiche che caratterizza il 99,9% degli uomini in circolazione: l’infelicità altresì detta, dai più intellettuali, ENNUI o anche SPLEEN dai più decadenti. Diciamoci la verità, mie care, tutte noi ci siamo imbattute prima o poi in questo tipo di uomo che attrae soprattutto le donne con spiccato spirito da crocerossina.
L’infelicità del maschio è, a sua detta, eterna, senza tempo, senza luogo, senza spazio. È qualcosa di profondo e radicato, un malessere di cui soffrono costantemente (e del quale si lamentano altrettanto costantemente, ahimè). Denunciare a gran voce il loro SPLEEN li fa sentire decisamente romantici, un po’ bohemienne e forse anche un po’ maledetti, anche se non sanno che le loro lamentele suonano alle orecchie della donna come latrati di barboncini isterici. Lo SPLEEN maschile può derivare da molti fattori anche se, quando chiederete al maschio che ne è affetto di spiegargli le motivazioni del suo malessere, non lo saprà fare. L’infelicità che provano è troppo profonda perché voi possiate capirla.

Ma cataloghiamo i vari tipi di infelici:

1) Ci sono gli infelici-lamento. Fastidiosissimi in quanto amano condividere il loro malessere con le loro povere vittime. Potrete uscire una sera con uno di questi uomini, andare a cena in un posto magnifico, romantico, bellissimo e sentirvi parlare tutta la sera dell’inutilità dell’esistenza, delle delusioni, del “ahhh come sto male”. Robe da farvi andare di traverso l’antipasto di vol-au-vent. Il maschio si lancia in filippiche degne delle massime tragedie di Racine, e voi non sapete bene cosa rispondere anche perché “scusa se te ne parlo, è anche vero che tu non puoi capire questo mio stato”. Infatti, caro, dato che non lo posso capire, stai zitto, mangia e risparmiami la solfa.

2) L’infelice-orso. È quello che, nei momenti di estremo SPLEEN e mal du vivre, scompare dalla circolazione. Il suo cellulare suona a vuoto, scompare dai social network dopo aver postato inquietanti aggiornamenti di status (molto spesso in forma di aforismi). Si rende irraggiungibile.Voi lo cercate in tutti i modi perché eravate d’accordo di uscire, insomma, ma lui non vi caga. E ci mancherebbe, sta affrontando la sofferenza estrema, il tunnel dell’infelicità: voi sarete senza dubbio l’ultimo dei suoi pensieri. Consiglio: quando l’uomo ha il momento di infelicità eterna non assillatelo: uscite per i cavoli vostri e fine. Lui vi richiamerà quando gli sarà passata e alla vostra domanda: “Ma dove sei stato, scusa?” lui risponderà “All’Inferno”. A quel punto chiedetegli se c’era caldo e cambiate argomento.
La gestione dell’infelicità eterna maschile non è semplice, potrei anche definirla impossibile. Non posso nemmeno consigliare la fuga da questo tipo di uomo dato che abbiamo appurato che la maggioranza degli uomini soffre della suddetta sindrome. Il consiglio è quello di far comprendere al vostro uomo infelice che può succedere, a volte, di star male ma che non bisogna farne una tragedia, che ci son tanti altri motivi per essere contenti e felici e sereni piuttosto che incazzati e tristi. E fargli capire che anche voi, magari, ogni tanto, state male e avreste bisogno di qualcuno che vi ascolti. Ma solo ogni tanto, eh.