martedì 23 agosto 2011

Ansia da prestazione: cos'è e come si manifesta

Un nuovo intervento della docente che chiameremo Dott.ssa G. (preferisce restare anonima). Buona lettura, e aspetto anche articoli e lezioni da altre docenti che potete inviare all'indirizzo cbertini@yahoo.it. Intanto, buona lettura a tutte!

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Fino a stasera pensavo che la fantomatica “ansia da prestazione” tipica degli uomini fosse solo una cosa puramente teorica, una cosa che leggi sui manuali o che senti alla tv e che pensi/speri “cazzo dai non mi succederà mai”. 
Già. 
Fino a stasera credevo pure che i casi registrati fossero di 1/100000000000, vista la fama di stalloni quali si definiscono gli uomini. 
Già. 
Stasera ho scoperto che l’”ansia da prestazione” è una cosa comune, molto comune. 
Già. Cazzo. 
Stasera per la prima volta mi sono impuntata su questa cosa e ci ho pensato: “Ma quali saranno le cause di quest’ansia che colpisce questi uomini??”
Ok, la risposta scientifica non l’ho trovata, anche perché non sono medico (anche se spero di diventarlo), ma forse un motivo psicologico a esso connesso l’ho trovato, sì: INESPERIENZA.

L’ansia da prestazione si verifica nell’intimità, ma intimità intimità, e spesso è giustificata nell'immediato dall’uomo con “non mi sentivo all’altezza delle tue aspettative” o “avevo paura di deluderti” o “avevo così voglia che mi è presa l’ansia” (??) e ne avrei molti altri in cui ovviamente la colpa di tutto sono le donne. D’altra parte siamo noi che puntiamo un coltello alla gola dell’uomo, noi così bestiali che pretendiamo il meglio dai nostri stalloni di fiducia.
In realtà il complesso che colpisce molti uomini (se non tutti) è secondo me la visione di se stessi che deve essere quella di un “superuomo” in campo sessuale ovviamente (e non quella di Nietzchana purtroppo). Gli uomini hanno una sproposita considerazione di se stessi e soprattutto del coso che si agita in mezzo alle gambe. Devono essere i migliori in assoluto, le donne dovranno ricordarsi di loro, loro sono dei bulli e altre cazzate.
Io ci ho pensato su, e mi è venuto un esempio lampante: se io sono sempre andata in bicicletta e un giorno mi si propone una bella biciclettata in compagnia, io non sono preoccupata, non ho paura di cadere o fare figure di merda. Se però avessi appena imparato è ovvio che sarei agitata, perché non sarei molto sicura della mia stabilità e di essere in grado di stare in strada senza causare incidenti mortali. Ecco. Sarei un po’ inesperta. Esatto.
Ma allora, mi sono chiesta, perché se noi donne non siamo bravissime a fare una cosa cerchiamo di imparare anche a costo di fare delle figure di merda iniziali ma alla fine ottenere comunque un buon risultato e molti uomini invece si bloccano, o ancora peggio, si discolpano e danno la colpa a qualsiasi cosa abbiano attorno? Perché? (Lo chiedete a me? E chi lo sa... io ho solo posto una domanda).

Ecco, io penso che l’ansia da prestazione perciò non sia causata da malessere fisico/donna esigente/luce accesa/preservativo-stretto/preservativo-largo/vicina-di-casa-che-fa-casino/gatto-che-dorme-sulla-scrivania/criceto-che-corre-sulla ruota/il-passante-che-cammina-sulla-strada. 
Io penso, anzi sono certa che l’ansia da prestazione derivi proprio da inesperienza, che non sarebbe certo una colpa o una condanna se l’uomo avesse il coraggio di confessarla. 
È proprio questo che non capisco. Cos’è che gli impedisce di ammettere che l’ansia da prestazione non è dovuta da altro che un po’ di sana inesperienza che si può superare senza problemi? È forse l’orgoglio che li blocca? Io credo di sì. Io credo che l’orgoglio sia una delle peculiarità che caratterizza l’uomo medio dai 10 anni ai 90. Questo cazzutissimo di orgoglio che gli impedisce di ammettere che anche loro sono umani, che non si nasce esperti e che per questo non devono sentirsi condannati o presi in giro ma semplicemente capiti. Le donne non aspetterebbero altro che sentire queste parole, altro che “la tua bellezza folgorante mi ha messo ansia”.
Ovviamente poi davanti a quest’ansia da prestazione la reazione può essere diversa: o l’uomo si sveglia, ammette la sua inesperienza e reagisce in modo positivo, creando un’ancora più profonda complicità con la partner, oppure gli viene il “blocco infinito” e la sindrome d’inferiorità che sicuramente noi donne non saremo in grado di curare, in quanto in gioco non ci siamo noi, ma la dignità del suo pene.
Vi consiglio una bella canzone di Mina che sembra parlare per me, si chiama “Anche un uomo”, illuminante, davvero!

1 commento:

  1. Se conosci un uomo che reagisce in modo positivo... presentamelo!

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