sabato 13 agosto 2011

lo SPLEEN del maschio

Nell’attesa di proseguire con il nostro excursus sulle tecniche di approccio maschili ci soffermiamo a trattare un aspetto della psiche che caratterizza il 99,9% degli uomini in circolazione: l’infelicità altresì detta, dai più intellettuali, ENNUI o anche SPLEEN dai più decadenti. Diciamoci la verità, mie care, tutte noi ci siamo imbattute prima o poi in questo tipo di uomo che attrae soprattutto le donne con spiccato spirito da crocerossina.
L’infelicità del maschio è, a sua detta, eterna, senza tempo, senza luogo, senza spazio. È qualcosa di profondo e radicato, un malessere di cui soffrono costantemente (e del quale si lamentano altrettanto costantemente, ahimè). Denunciare a gran voce il loro SPLEEN li fa sentire decisamente romantici, un po’ bohemienne e forse anche un po’ maledetti, anche se non sanno che le loro lamentele suonano alle orecchie della donna come latrati di barboncini isterici. Lo SPLEEN maschile può derivare da molti fattori anche se, quando chiederete al maschio che ne è affetto di spiegargli le motivazioni del suo malessere, non lo saprà fare. L’infelicità che provano è troppo profonda perché voi possiate capirla.

Ma cataloghiamo i vari tipi di infelici:

1) Ci sono gli infelici-lamento. Fastidiosissimi in quanto amano condividere il loro malessere con le loro povere vittime. Potrete uscire una sera con uno di questi uomini, andare a cena in un posto magnifico, romantico, bellissimo e sentirvi parlare tutta la sera dell’inutilità dell’esistenza, delle delusioni, del “ahhh come sto male”. Robe da farvi andare di traverso l’antipasto di vol-au-vent. Il maschio si lancia in filippiche degne delle massime tragedie di Racine, e voi non sapete bene cosa rispondere anche perché “scusa se te ne parlo, è anche vero che tu non puoi capire questo mio stato”. Infatti, caro, dato che non lo posso capire, stai zitto, mangia e risparmiami la solfa.

2) L’infelice-orso. È quello che, nei momenti di estremo SPLEEN e mal du vivre, scompare dalla circolazione. Il suo cellulare suona a vuoto, scompare dai social network dopo aver postato inquietanti aggiornamenti di status (molto spesso in forma di aforismi). Si rende irraggiungibile.Voi lo cercate in tutti i modi perché eravate d’accordo di uscire, insomma, ma lui non vi caga. E ci mancherebbe, sta affrontando la sofferenza estrema, il tunnel dell’infelicità: voi sarete senza dubbio l’ultimo dei suoi pensieri. Consiglio: quando l’uomo ha il momento di infelicità eterna non assillatelo: uscite per i cavoli vostri e fine. Lui vi richiamerà quando gli sarà passata e alla vostra domanda: “Ma dove sei stato, scusa?” lui risponderà “All’Inferno”. A quel punto chiedetegli se c’era caldo e cambiate argomento.
La gestione dell’infelicità eterna maschile non è semplice, potrei anche definirla impossibile. Non posso nemmeno consigliare la fuga da questo tipo di uomo dato che abbiamo appurato che la maggioranza degli uomini soffre della suddetta sindrome. Il consiglio è quello di far comprendere al vostro uomo infelice che può succedere, a volte, di star male ma che non bisogna farne una tragedia, che ci son tanti altri motivi per essere contenti e felici e sereni piuttosto che incazzati e tristi. E fargli capire che anche voi, magari, ogni tanto, state male e avreste bisogno di qualcuno che vi ascolti. Ma solo ogni tanto, eh.

1 commento:

  1. carino comunque si dice mal dE vivre :-)

    poi dovremmo creare un master anche di noi donne disilluse e sarcastiche che forse un po' fanno anche passare la voglia... mi ci metto dentro eh!

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