lunedì 17 ottobre 2011

Quote time


Un uomo che non frequenta donne dimentica che hanno di superiore la volontà. Un uomo non arriva a volere quanto una donna, si distrae, si interrompe, una donna no.
Una donna è quel filo di ragno steso in un passaggio, che si attacca ai panni e si fa portare.
Ti mette addosso i suoi pensieri e non te li scrolli più.
Un uomo che non frequenta donne è un uomo senza.
Non è un uomo e basta, nient’altro da aggiungere.
È un uomo senza.
Può dimenticarselo, ma quando si ritrova davanti una donna, lo sa di nuovo.

Erri de Luca

(Painting by Jack Vettriano)

giovedì 13 ottobre 2011

Cartoni animati, principi, principesse. Quanto hanno influenzato la nostra visione delle relazioni e dell'amore?



Noi donne spesso abbiamo un’idea e un ideale eccessivamente romantico ed utopico delle relazioni. Tutta colpa dei cartoni animati? Delle principesse con i vestiti di tulle rosa e le chiome lunghe che attendono trepidanti e speranzose un principe azzurro che, prima o poi, si presenta sul suo magnifico destriero, col suo bel mantello e uno sguardo innamoratissimo? Può darsi. La verità è che per anni aspettiamo il favoloso “bacio del risveglio”, quello che salva la Bella Addormentata dalla crudele strega, ma, spesso, quel “bacio” non lo riceviamo mai. Riceviamo, certo, un sacco di baci fisici, concreti, da uomini che crediamo essere dei veri principi, ma poi scopriamo che non sono che ranocchi e che non ci siamo svegliate affatto, anzi, magari siamo più tristi e vuote di prima. E che l’effetto di quel bacio è poca roba in confronto a quello dato dal principe di Biancaneve. Aspettiamo a lungo che il nostro principe si presenti alla nostra porta con un bel mazzo di rose rosse e invece ce lo troviamo davanti puzzolente e infangato perché reduce da una partita di calcio. Aspettiamo che ci faccia delle sorprese magnifiche, che arrivi, un giorno, e ci porti a fare una bellissima gita, un bellissimo viaggio inaspettato ai confini del mondo, mentre è già tanto se ci accompagna all’Esselunga senza sbuffare davanti alla coda alla cassa. Ma allora cosa dobbiamo fare con le nostre belle aspettative romantiche che nutrono la nostra fantasia fin dalla tenera età?Analizziamo un po’ di personaggi, per cercare di capire meglio.

C’erano due tipi di donne che popolavano i cartoni animati con cui sono cresciuta. Cartoni apparentemente innocui, ma che hanno invece contribuito a cementare dei cliché che sono ancora duri da abbattere. Prendiamo l’esempio della Sirenetta, che sicuramente tutte avrete visto, almeno una volta. C’è Ariel, la bella fanciulla-sirena, che però è anche un po’ svampitella (caratteristica di quasi tutte le eroine Disney) e un po’, se mi è permesso dire, cretina perché ci mette un attimo a farsi gabbare. Romantica e sognatrice, attende l’amore del bel principe che ovviamente, dopo mille peripezie, riuscirà ad ottenere, spuntandoci pure un matrimonio. L’altra donna è Ursula. Brutta, vecchia, grassa e pure cattiva. Il personaggio antagonista, odiata da tutti, una stronza vera, tanto furba ma contemporaneamente abbastanza pirla da farsi fregare all’ultimo momento (perché, è chiaro, non può esistere un cartone senza il lieto fine).
Io, da piccola, volevo essere Ariel. La invidiavo, cantavo le sue canzoni, e, ovviamente, sognavo quel figaccione di Eric (anche lui un po’ cretino, diciamoci la verità, ma questo sarà oggetto di un analisi fra poco). Crescendo, mi son resa conto che mi avvicinavo sempre di più alla figura di Ursula e mi allontanavo da Ariel. Pensavo :“Ma cacchio, poveretta, questa povera Ursula, cacciata dal regno (e il gossip acquatico diceva che Ursula era stata cacciata perché aveva avuto una “liason dangereuse” con Tritone, il quale poi l’aveva mollata per un’altra), odiata da tutti, rimasta sola con due murene mica troppo furbe. Ma che doveva fare, poveretta? Ringraziare???”  Quando la bella fanciulla riceve troppe batoste, troppe fregature, troppi colpi bassi, è chiaro: diventa una strega. E tutte le bambine cresciute, purtroppo, lo capiscono e lo sperimentano nella vita reale.

Ma parliamo dei personaggi maschili Disney. Ne citeremo solo alcuni, giusto per far capire con quale ideale di maschio sono cresciute molte di noi:

1) ERIC - Lui, appunto, l’abbiamo citato sopra. Eric, un ragazzotto ovviamente ricco (perché, se notate, son quasi tutti principi, quindi pieni di soldi) che un giorno al mare trova una tizia nuda sulla spiaggia. È molto galantuomo a non approfittarne quando la trova in quello stato di nudità, anche perché lei, che non capisce bene cosa le sia successo ed è persa, poteva essere, per un maschio nella media, una preda davvero ideale. Comunque, dopo quest’atto galante, Eric invita la cara ragazza a casa sua, la veste con abiti griffati, ma poi si accorge che lei non può parlare. Anche questa una qualità che, di base, è molto apprezzata e ricercata dal maschio. Lui invece non ci sta, vuole farla parlare, ma è proprio quando sta finalmente per baciarla che la situazione si complica. Perché entra in scena un'altra donna, sempre molto bella, che lo seduce. Lui, qui notiamo invece un tipico atteggiamento maschile, si dimentica in circa tre nanosecondi della malaugurata Ariel e si accoppia con l’altra. Salvo alla fine, dopo aver rischiato la morte, accorgersi che era tutto un tranello. Salva la sua bella e se la sposa pure e tutto è bene quel che finisce bene.   
2                                                                       
     2) LA BESTIA - Personaggio controverso, la Bestia, a detta di molte estimatrici di questo cartone animato, è assolutamente più appetibile quando somiglia ad un bisonte-cinghiale-nonsisaqualeanimale piuttosto di quando avviene la trasformazione in umano. Io, la scena, la ricordo, al cinema con la sorellina, a bramare la trasformazione della bestia in bellissimo principe. L’attesa snervante e il pensiero: “cacchio, questo è dolcissimo, intelligentissimo, romanticissimo, chissà quando si trasforma in principe,  sarà anche bellissimo!”.  Poi la delusione, all’apparire di un uomo biondiccio, con un capello lungo e unto, somigliante ad un Ridge Forrester scadente. È stata una delle più grandi delusioni amorose della mia infanzia.

Il PRINCIPE DI BIANCANEVE - il quale non ha nome, si chiama Principe Azzurro e già questo nome lo svaluta parecchio (oltre al suo look, che, poverino non lo aiuta affatto). La sua attività per conquistare Biancaneve è il canto, in particolare canto lirico. Poi basta, il poveretto, non fa più nulla salvo trovarsi la pappa pronta alla fine quando bacia Biancaneve, la risveglia e, di conseguenza, se la piglia. Alla facciazza dei poveri nanetti, che devono sorbirsi a lungo i gorgheggi della donzella senza avere niente di niente in cambio.

Ragionandoci un attimo e facendo mente locale, lo sapete chi erano i personaggi maschili più “fichi” della Disney? Gli animali. Si, loro. Pensateci. Quanto era bullo Robin Hood? Romantico e macho allo stesso tempo. Operante nel sociale, addirittura! Robin Hood? Una VOLPE. E Romeo, er mejo der colosseo? Così sensuale, affascinante e spiritoso, e persino musicista jazz? Un GATTO. Biagio, personaggio di strada, indipendente, forte, il classico “che si è fatto da solo”. Ecco, Biagio, era un CANE. E Bernie, grazioso, goffo, ma anche coraggiosissimo e protettivo?? Un TOPO.

Io dico, allora mia cara Disney, ma non potevi rendere anche i principi un po’ meglio, invece di farli ricchi, stupidi e gabbabili? Perché, insomma, poi c’era il rischio, da piccole, di considerare l’uomo ideale una VOLPE, salvo poi rimanere deluse, perché di volpi che parlano e aiutano il prossimo ce ne sono poche, più o meno quanto sono pochi gli UP.


lunedì 10 ottobre 2011

Love Analytics

Signore e signori, novità!!! 
Questa sera, ore 22, vi invitiamo ad andare sul sito della web radio www.fuoriaulanetwork.com, la radio dell'Università di Verona, ed ascoltare il programma " Love Analytics", che affronta tematiche vicine al nostro blog, sul rapporto uomo-donna. E, sorpresa, ci sarà anche la lettura di qualche passaggio del master. ASCOLTATE NUMEROSE questa particolare ed interessante lezione radiofonica!

(Oppure scaricate il podcast!)

www.fuoriaulanetwork.com

giovedì 6 ottobre 2011

Litigare col maschio: come si comportano gli uomini durante una lite?

La scalata dell’Everest? L’attraversamento a nuoto dell’Atlantico? La missione sulla Luna? Passeggiate. Qui parliamo di una vera missione impossibile, che neanche il migliore agente 007 del mondo ne verrebbe fuori: il litigio con il maschio. Ovvero, i vari modi in cui il maschio cerca di sfuggire alla litigata con la donna di cui ha una paura folle, più di andare dal dentista a farsi otturare cinque denti contemporaneamente. Come dimostrato scientificamente, l’uomo ha una capacità recettiva delle parole femminili molto bassa: un esperimento sul campo ha dimostrato che su seimila parole pronunciate dalla donna incazzata l’uomo ne intende sì e no un centinaio. E in ordine sparso. In più, quando la situazione si fa scottante e il tono della voce della donna si fa acuto, l’uomo entra nella modalità “stand-by” e la sua ricezione intellettiva di parole scende a circa dodici. Ma andiamo ad analizzare più nello specifico gli atteggiamenti del maschio di fronte all’incazzatura della donna e come quest’ultimo tenti di difendersi dagli attacchi della femmina inferocita.

1) IL NEGAZIONISTA: Questo tipo di maschio ha la capacità, se la donna è già incazzata di suo, di farla arrivare a livelli altissimi di nevrosi. Egli, infatti, nega tutto: negherebbe anche di essere vivo, se necessario. Nega dalle più piccole cazzate alle cose grosse. Il bello è che nega l’evidenza e voi a quel punto vorreste prenderlo a sonori schiaffoni perché offende la vostra intelligenza credendo di gabbarvi con i suoi metodi da “bambino di tre anni che, con la bocca sporca di marmellata, nega alla mamma di averla mangiata”. Lo hai visto l’altro giorno a pranzo con quella sua collega? “Ma no, mica ero io, figurati! “. Sì, caro, guarda che la tua faccia da culo si riconosce in mezzo a mille. Lo becchi a mandare un messaggino sul cellulare mentre gli stai parlando di cose importanti e glielo fai notare. Lui nega: “Mica stavo mandando un messaggio!”. Allora, che facevi, guardavi lo schermo del cellulare a vuoto come un pirla? A dimostrazione, alla fine dell’articolo, un esempio audiovisivo del tipico maschio “negazionista”.

2) IL CADAVERE: L’uomo cadavere è bravissimo e, a sua detta con gli amici, astutissimo. È come certi animali che, quando devono difendersi dai predatori, si fingono morti. Ecco, il maschio cadavere utilizza praticamente la stessa tecnica durante il litigio con la donna. Si irrigidisce, l’occhio diventa vitreo, si affossa nella sedia/poltrona/sofà. Ascolta la ramanzina della donna senza fiatare, le accuse non sembrano tangerlo, l’espressione facciale rimane immutata. La tecnica pare funzionare perché dopo un po’ la donna si stufa di monologare con un morto, lo manda a quel paese e se ne va. E il maschio può finalmente uscire dal suo autoimposto stato comatoso. La natura insegna, a quanto pare.

3) L’ACCUSATORE FOLLE: Quest’uomo, quando litiga con voi, crede di essere nell’aula di un tribunale. E si fomenta. Per ogni cosa che gli dite, lui ribatte addossandovi la colpa. Lo avete chiamato mille volte e non rispondeva? “Eh no, cara, sei tu che non rispondi mai quando ti chiamo io!”. Lo avete visto con un’altra? “Ah! Certo, si, invece tu l’altro giorno a prendere l’aperitivo con quello??”. Sembra una partita di tennis e probabilmente ne uscirete stremate, soprattutto se il maschio in questione possiede una buona capacità oratoria.

4) LO ZERBINO : Questo tipo di maschio, invece, è l’opposto del precedente. Egli, infatti, vi da completamente e inesorabilmente ragione. Potreste accusarlo di essere la causa del vostro mal di pancia, di essere la causa del male nel mondo. E lui concorda. Ma attenzione: questo tipo di uomo, anche se vi sembra il più demente fra tutti quelli già elencati, è invece il più furbo. Dandovela sempre vinta eviterà ogni tipo di scontro. Per un po’ cercherete il confronto, il litigio, ma a breve vi stuferete e farete a meno. E questa è cosa pericolosa perché litigare fa bene - perché vuoi mettere com’è bello, dopo, fare la pace?